Il legame della famiglia con il mondo del vino inizia con Cavalchina, una zona la cui storia risale a molto tempo fa: già nel 1848 fu registrata e classificata dalle autorità asburgiche come area vitivinicola, nota per la sua qualità superiore e la sua eccellente costanza produttiva. Cavalchina non solo vanta una ricca storia vinicola, ma ha anche un'importanza storica, essendo stata al centro della Prima e della Terza guerra d'indipendenza italiana.
Più precisamente, la storia inizia più con il nonno Luciano che con Cavalchina. Egli acquistò i primi vigneti e costruì nel 1948 la cantina, che originariamente comprendeva anche una distilleria, attiva però solo fino al 1967. La cantina nacque come gioco e passione: un'attività secondaria accanto al principale business della lavorazione della pelle. Luciano era un uomo poliedrico: amava il vino, ma anche l'opera; la sua passione lo portò a conoscere personalità importanti come Maria Callas. La sua fabbrica era una delle poche in Italia a produrre scarpe da calcio, e questo lo portò a fare anche da intermediario per calciatori. Le storie di Luciano, Cavalchina e Custoza sono intrecciate e a volte si sovrappongono. Fu lui a dare per la prima volta il nome "Custoza" al vino bianco della zona nel 1962. Creò la "ricetta": un blend di uve Fernanda, Trebbiano e Garganega e intensificò la distribuzione del vino nei mercati allora importanti di Roma e Milano.
La passione di Luciano per il mondo del vino si approfondì sempre più insieme a suo figlio Giulietto e portò nel 1958 all'acquisto di Prendina, una tenuta vitivinicola a Monzambano. Giulietto, un geometra fallito e appassionato radioamatore, trasformò negli anni '70 la sua passione in un'impresa produttiva. Il conferimento della DOC nel 1971 rafforzò ulteriormente l'azienda familiare e consolidò la posizione di Custoza tra i vini di qualità italiani. Inoltre, Prendina acquisì importanza quando fu imbottigliato il primo vino con il nome Prendina: un Merlot che divenne il vino di casa del famoso ristorante di Gualtiero Marchesi. Tuttavia, la tenuta rimase un'attività secondaria, poiché Giulietto la utilizzava principalmente per ospitare clienti, visitatori e rappresentanti dell'industria della pelle.
Un nuovo capitolo iniziò quando nel 1987 Luciano, figlio di Giulietto, decise di prendere in gestione la tenuta vinicola. Con lui Cavalchina passò da un'attività secondaria a diventare il fulcro principale della famiglia Piona. Luciano era un ingegnere chimico, lavorava come skipper ed era così appassionato di vela da aver attraversato l’Atlantico più volte. Inoltre era maestro di sci e un appassionato ciclista e motociclista. Quando però decise di assumere la direzione della tenuta, si dedicò con tutta la passione a Cavalchina, alla terra e al vino. Seguì una strada di innovazione, ricerca della qualità e nuovi mercati, mantenendo sempre le caratteristiche del vino di famiglia e rafforzando l’identità territoriale.
Come suo nonno, che per primo scrisse “Custoza” sull’etichetta, Luciano fu legato per tutta la vita al vino della sua terra e divenne infine presidente del Consorzio di tutela del Custoza, di cui fu ambasciatore. Il suo obiettivo fu sempre valorizzare e promuovere il vino che amava di più e con cui era cresciuto.
Negli anni ’90 gli si unì il fratello Franco. Un ingegnere elettronico con una passione per la musica. Nato negli anni dei Beatles, di James Taylor e Jimi Hendrix, li ascoltava spesso sui dischi del fratello mentre usava la scopa della madre come chitarra immaginando di suonare con loro sul palco. Nonostante il sogno dell’America e della musica, la passione per il vino, sviluppata durante gli studi, lo tenne a casa, vicino al mondo del vino a lui così familiare. Il desiderio di scoprire nuovi territori e affrontare nuove sfide lo portò a una nuova avventura: la Valpolicella. La famiglia Piona acquistò Torre d’Orti, una tenuta sulla collina con vista sul paese di Marcellise. Questa terra favorita dall’altitudine produce uve perfette per vini eleganti e per l’invecchiamento.